Per far valere il divieto di delega occorre impugnare la delibera entro 30 giorni

Avv. Giuseppe Nuzzo – Foro di Lecce – 25/02/2019

ll fatto. Due condomini impugnavano le delibere assunte dall’assemblea contestando la costituzione dell’assemblea e la regolarità della votazione. Rilevavano in particolare che l’amministratore avesse votato anche per condomini assenti con deleghe non valide. Ritenevano pertanto sussistente una situazione di conflitto d’interessi in capo all’amministratore in relazione alla sua posizione anche di delegato dei condomini assenti.

Confermando la sentenza di merito, la Corte di Cassazione, sentenza n. 1662 del 22 gennaio 2019, ha definitivamente rigettatola domanda dei condomini, condannandoli alle spese di giudizio.

Secondo la Suprema Corte, infatti, i fatti denunciati afferiscono a vizi di annullabilità della delibera, come tali impugnabili entro il termine perentorio di 30 giorni previsto dall’art. 1137 del codice civile Termine che, nel caso di specie, non risulta essere stato rispettato.

Conflitto d’interessi. Nello specifico, come detto, i condomini si sono lamentati del fatto che l’amministratore avesse votato anche per condomini assenti con deleghe non valide. In particolare era rilevata situazione di conflitto d’interessi in capo all’amministratore in relazione alla sua posizione anche di delegato dei condomini assenti.

Detta situazione di conflitto – precisa la Corte – si configura propriamente quando il soggetto, in posizione particolare quale rappresentante, curi interesse proprio invece di quello del suo mandante.

Delega all’amministratore. Nella specie l’amministratore ha espresso il voto per i condomini assenti sicché non palesava sua volontà, bensì era portatore di volontà altrui.

Di conseguenza – si legge nella sentenza – il conflitto d’interesse appare configurarsi soltanto se l’amministratore non ebbe ad esprimere esattamente la volontà lui demandata dal mandante,il quale unico potrà lamentare un tanto non anche l’estraneo al rapporto.

Secondo la Cassazione, dunque, nella specie non appare un conflitto d’interessi, poiché viene unicamente dedotto che l’amministratore condominiale non poteva utilizzare la delega ricevuta dai condomini assenti concorrendo conflitto d’interesse, senza nemmeno una chiara identificazione circa l’essenza in concreto del denunziato conflitto.

Difatti,«o viene dedotto e comprovato dal denunziante che l’amministratore ha espletato in assemblea,quale delegato, attività di convincimento di altri condomini presenti ovvero espresso voto in difformità rispetto alla volontà lui affidata dal delegante, oppure il conflitto d’interesse con l’ente condominiale deve esser individuato in capo al condomino rappresentato,ma in entrambe le situazioni concrete si realizza mero vizio procedimentale nella formazione della volontà assembleare e lo stesso dà origine a mera annullabilità non attingendo i diritti dominicali del singolo condomino».

Divieto di delega all’amministratore. Occorre ricordare che l’articolo 67, comma 5, delle disposizioni attuative del codice civile dispone che: “all’amministratore non possono essere conferite deleghe per la partecipazione a qualunque assemblea”.

Dunque, la delega all’amministratore è sempre illegittima e la relativa delibera votata anche dall’amministratore-delegato è da considerarsi annullabile nei termini e modi previsti dall’articolo 1137 c.c., indipendentemente dalla sussistenza o meno del conflitto d’interessi.

Il divieto assoluto di delega all’amministratore ha l’obiettivo di risolve alla radice il problema che stiamo esaminando, collega la invalidità della delibera votata (anche) dall’amministratore alla circostanza che l’amministratore non è legittimato a partecipare, quale delegato, all’assemblea. Ma il relativo vizio deve essere impugnato entro 30 giorni.

Conclusioni. Secondo la Cassazione, nel caso in cui l’amministratore esprima il voto per i condomini assenti (non palesando, quindi, una sua volontà, bensì limitandosi a farsi portatore di volontà altrui) deve escludersi una situazione di conflitto di interessi, che ricorre, invece, allorquando il soggetto, in posizione particolare, quale rappresentante, curi l’interesse proprio, anziché quello del suo mandante.

Fonte: https://www.condominioweb.com/amministratore-delega-assemblea.15622

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Sentenza 22 gennaio 2019, n. 1662

Data udienza 16 ottobre 2018

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5803/2014 proposto da:

(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– ricorrenti –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), (OMISSIS) SRL, elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– controricorrenti –

e contro

(OMISSIS) SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3644/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 04/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 16/10/2018 dal Consigliere SERGIO GORJAN;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato (OMISSIS), difensore dei resistenti che ha chiesto il rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA

Con ricorso depositato il 11.5.2009 (OMISSIS) ed (OMISSIS) ebbero ad impugnare le delibere assunte dall’assemblea del condominio (OMISSIS),in persona dell’Amministrazione gestita dalla srl (OMISSIS), tenutasi il 7.3.2009.

Resistette il condominio evocato, a mezzo della società amministratrice, contestando la fondatezza dell’avversa impugnazione e rilevandone la tardività. Il Tribunale di Milano adito ebbe a rilevare la tardiva impugnazione poiché le delibere impugnate, eventualmente, affette da vizi importanti annullabilità e, non già, la loro nullità.

Proposero gravame i consorti (OMISSIS)- (OMISSIS) e al Corte ambrosiana adita, resistendo il Condominio a mezzo al società sua amministratrice, rigettò l’appello osservando come le delibere impugnate erano – eventualmente – affette da vizi importanti annullabilità in quanto era denunziata irregolare costituzione dell’assemblea ed illegittimo computo dei voti, nonché come era onere degli appellanti dar prova di aver avuto conoscenza effettiva in ritardo del plico postale consegnato a portiere.

I consorti (OMISSIS)- (OMISSIS) hanno interposto ricorso per cassazione articolato su tre motivi.

Hanno resistito con controricorso ed il Condominio (OMISSIS) e la srl (OMISSIS), soggetto amministrare del condominio.

Parte ricorrente ha anche depositata memoria difensiva.

La causa era stata trattata in sede di adunanza e rimessa alla pubblica udienza. All’odierna udienza pubblica sentite le conclusioni del P.G. – rigetto ricorso – e del difensore presente,la Corte adottava decisione siccome illustrato in presente sentenza.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto da (OMISSIS) ed (OMISSIS) s’appalesa privo di fondamento giuridico e va rigettato.

Con il primo mezzo d’impugnazione proposto i ricorrenti denunziano violazione della disposizione ex articolo 2909 c.c., e articolo 324 c.p.c., ed eventualmente ex articolo 1362 c.c., in relazione all’interpretazione data dalla Corte ambrosiana alla domanda avanzata,risultando contrastante con il giudicato cristallizzatosi in relazione al decisum portato nella sentenza n. 2044/10 della medesima Corte d’Appello di Milano.

Non sussiste la dedotta violazione di legge sotto entrambi i profili lumeggiati in ricorso.

Difatti, formalmente, trattandosi di deliberazioni diverse non si verifica la necessaria coincidenza dell’oggetto immediato dei due diversi procedimenti ai fini del disposto ex articolo 2909 c.c. – Cass. sez. 1 n 6830/14 -.

Tuttavia la decisione della Corte ambrosiana in giudicato, indubbiamente attenendo sempre alla deliberazioni del medesimo condominio ritenute invalide in base a ragioni omologhe a quelle denunziate nella presente causa,assume rilievo ponendo regola specifica per il condominio in questione circa l’interpretazione del suo Regolamento sul punto.

Ma la Corte territoriale ha puntualmente esaminato la questione circa la natura dell’invalidità’ rilevata dai Giudici ambrosiani nella decisione già passata in giudicato e concluso motivatamente che la statuizione fu di annullamento e, non già, di nullità poiché, comunque rilevata lesione circa la regolarità della costituzione dell’assemblea e della votazione.

Situazioni queste pacificamente ritenute dal questa Suprema Corte – Cass. S.U. n. 4806/05 – siccome vizi importanti annullabilità e non invece nullità.

A detta motivata statuizione, i ricorrenti contrappongono loro interpretazione del ictus portato nella decisione passata in giudicato; interpretazione che tuttavia non supera quanto stabilito dai Giudici del merito poiché comunque i vizi rilevati configurano una violazione della norma regolamentare o legale che regola la convocazione dell’assemblea e le modalità di votazione, quindi mero vizio procedimentale e,non già, sostanziale incidente su diritti dominicali.

Al riguardo il decisum portato nella sentenza in giudicato resa dalla stessa Corte ambrosiana invocata dai ricorrenti non incide sulla statuizione oggetto d’esame poiché questo fissa,anche per il futuro, la corretta interpretazione da assegnare alla norma regolamentare, circa le modalità di convocazione dell’assemblea e di votazione, ma comunque la lesione di dette regole configura sempre e solo vizio di annullabilità.

Con la seconda ragione di doglianza i consorti (OMISSIS)- (OMISSIS) deducono violazione della norma ex articolo 1137 c.c., poiché erroneamente la Corte ambrosiana ha ritenuto che i vizi dedotti con il ricorso originario configurassero annullabilità delle delibere e, non già, nullità ed un tanto per contrasto con l’insegnamento di questa Suprema Corte.

L’argomento critico sviluppato nel secondo motivo,in concreto, completa il ragionamento svolto anche nel primo motivo di doglianza, in quanto ricostruisce i vizi,denunziati in ricorso originario,siccome importanti nullità poiché atterrebbero a violazioni sostanziali e, non già, meramente formali eppertanto incidenti sui loro diritti dominicali.

Tuttavia va notato come espressamente i consorti (OMISSIS)- (OMISSIS) ebbero a rilevare violazioni afferenti la costituzione dell’assemblea e la regolarità della votazione delle delibere poiché contestavano il fatto che l’amministratore avesse votato anche per condomini assenti con deleghe non valide.

In particolare era rilevata situazione di conflitto d’interessi in capo all’amministratore in relazione alla sua posizione anche di delegato dei condomini assenti.

Tuttavia detta situazione si configura propriamente quando il soggetto, in posizione particolare quale rappresentante, curi interesse proprio invece di quello del suo mandante.

Orbene nella specie l’amministratore esprimeva il voto per i condomini assenti sicché non palesava sua volontà, bensì era portatore di volontà altrui, di conseguenza il conflitto d’interesse appare configurasi soltanto se l’amministratore non ebbe ad esprimere esattamente la volontà lui demandata dal mandante,il quale unico potrà lamentare un tanto non anche l’estraneo al rapporto.

Nella specie non appare profilarsi situazione omologa a quella in tema di società di capitali laddove l’amministratore ne esprime la volontà, poiché viene unicamente dedotto che l’amministratore condominiale non poteva utilizzare la delega ricevuta dai condomini assenti concorrendo conflitto d’interesse, senza nemmeno una chiara identificazione circa l’essenza in concreto del denunziato conflitto.

Difatti o viene dedotto e comprovato dal denunziante che l’amministratore ha espletato in assemblea, quale delegato, attività di convincimento di altri condomini presenti ovvero espresso voto in difformità rispetto alla volontà lui affidata dal delegante, oppure il conflitto d’interesse con l’ente condominale deve esser individuato in capo al condomino rappresentato,ma in entrambe le situazioni concrete si realizza mero vizio procedimentale nella formazione della volontà assembleare e lo stesso da’ origine a mera annullabilità non attingendo i diritti dominicali del singolo condomino.

A seguito del giudicato formatosi in omologa lite di impugnazione delle delibere adottate dall’assemblea condominiale con le medesime modalità di votazione rimane così fissata la regola valida per detto condominio circa le modalità da osservarsi per la votazione anche per il futuro, ma come detto l’inosservanza di detta regola importa violazione di legge o regolamento, quindi vizio di annullabilità.

Con la terza ragione di doglianza i consorti (OMISSIS)- (OMISSIS) rilevano violazione della norma L. n. 890 del 1982, ex articolo 7, in tema di notificazione a mezzo posta, poiché nella relata dell’addetto postale di recapito non risulta esser stato dato conto delle ricerche dei destinatari effettuate prima di consegnare i plichi al portiere, siccome imposto dall’invocata disposizione legislativa.

L’infondatezza della censura appare manifesta sol si consideri che i ricorrenti allo scopo applicano alla comunicazione,prevista dalla legge, delle deliberazioni assembleari ai condomini assenti la disciplina propria delle notificazioni a mezzo posta, mentre la comunicazione avviene a mezzo mero plico raccomandato postale e, non già, mediante notificazione.

Dunque la statuizione sul punto adottata dalla Corte ambrosiana s’appalesa corretta poiché correlata alla disciplina del recapito della corrispondenza in plico raccomandato, ossia la modalità richiesta dall’articolo 1137 c.c., u.c., per la comunicazione al condomino assente dei verbali portanti le deliberazioni adottate dall’assemblea.

Reputa questa Corte, stante i sensibile tasso di novità della questione specifica affrontata in questa controversia,d’avvalersi della facoltà ex articolo 92 c.p.c., e così compensare tra le parti le spese di questo procedimento di legittimità. Concorre in capo ai ricorrenti l’obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, si da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 bis.